Intervista con Michele Caò.

D.: Perché dipingi?

Non sono uno specialista della pittura, parto dall’idea di fare arte. Poi scelgo il mezzo più consono per esprimere l’idea che nasce. Non so di preciso perché faccio arte. In un certo momento della vita si cerca di fare nuove esperienze, di fare ciò che si è sempre sentito ma non si è potuto realizzare. Fare qualcosa che non serve a nulla se non a cogliere e ricordare dei momenti di vissuto attuale.

D.: Vedo che ultimamente hai realizzato un ciclo di foto, come le collochi?

La foto mi permette di esprimere al meglio la voglia di ridurre la realtà ai minimi termini. Un bisogno mistico, nasce da dentro e mi riporta al senso ultimo delle cose, all’essenza dell’esistenza. Una voglia di liberarsi dalla necessità e dall’eccesso che ci rendono schiavi nella vita di tutti i giorni. Sono foto che fanno viaggiare con la fantasia, descrivono una realtà non riconoscibile ma che forse è solo nascosta o sta per arrivare.

D.: Come le realizzi?

Parto da modelli realizzati in scala, a volte da particolari angolazioni della realtà. Alcune cose le ho “rubate” durante i miei viaggi, altre le ho realizzate in casa.




 



D.: Usi anche elaborazioni con programmi da computer?

Si, tutte le immagini sono modificate e adattate fino a raggiungere il risultato. che mi prefiggo.

D.: Tornando ai quadri, che tipo di pittura fai?

E’ pittura espressionista astratta. Utilizzo anche materiali tradizionali, acrilici e prodotti collegati, stucchi, colori
ad olio, vernici.
Mi piace pensare che le mie creazioni restino sospese come in un ambiente acquatico subacqueo.



D.: Qual è il senso dei tuoi dipinti?

Concepisco la opera come divertimento, un modo che conduce ad un veloce apprendimento come veicolo per una conoscenza che comunico visivamente. Porto nella materia tracce intese prevalentemente come rapporto comunicativo determinato dall'istinto e dalla sua espansione; sono riconoscibili simboli di comunicazione e altri appartenenti alla storia dell’uomo.
Spesso rappresento labirinti o spazi irreali dove i segni , come tatuaggi primitivi, alludono alla conoscenza come avventura personale alla riscoperta della memoria.
L’opera raggiunge il suo senso creativo mediante una costruzione e decostruzione alla ricerca della qualità espressiva.

D.: Che relazione esiste tra i tuoi quadri e le tue foto?

Penso siano cose molto diverse. La foto viene pensata, si confronta con una esigenza estetica fortemente spirituale, quasi religiosa. Il quadro rientra nel campo dell’espressione di una forza creativa istintuale, dove la ragione entra solo al momento della valutazione finale.

D.: Cosa ti proponi con questo sito?

Far conoscere e divulgare la mia opera, entrare in contatto con altri appassionati.

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